sabato
6
giugno
Presentazione del libro di Ettore Bambi, La libera militanza, Milella Editore
Venerdì, 5 giugno 2026, alle ore 18.00
Venerdì, 5 giugno 2026, alle ore 18.00, alla Biblioteca Bernardini, la presentazione del libro di Ettore Bambi, La libera militanza”, Milella Editore.
Ne discutono con l’autore: Angelo Salento, Giovanni Salvi, Albertina Soliani.
Intervengono: Loredana Capone, Luigi De Luca, Alberto Maritati, Luisa Rizzo, Cosimo Perrotta, Mariarita Verardo. Modera l’incontro Giorgia Salicandro.
Letture a cura di Tiziana Buccarella e Silvia Mangia.
Nella serata l’anteprima della mostra “Tesi del movimento degli studenti Lecce 1970-1973.
La biografia di Ettore Bambi che racconta vent’anni della sua vita sociale è una testimonianza della bellezza e della imperfezione della condizione antifascista: una condizione di irrinunciabile aspirazione alla libertà di chi non può fare a meno di sentirsi parte di una moltitudine libera e imperfetta, «con la quale approfondire i legami e le convergenti sensibilità, forti del valore assegnato a una visione del futuro che di quelle relazioni si nutre e non ne può prescindere».
Una condizione di “irrequietezza strutturale”, che Bambi individua con un interrogativo: perché la connessione tra cristianesimo e socialismo– che a lui appare “così naturale” da rendere quasi ovvia la sua traduzione in movimento organizzato – in realtà non si è mai cristallizzata in soggetto politico autonomo?
Il racconto della sua vita è il racconto della scoperta dei motivi per cui questa convergenza non si realizza, nonostante non si possa smettere di perseguirla.
Ci sono nel libro momenti decisivi nella narrazione di questo tracciato. Il movimento studentesco post sessantottino al Liceo “Palmieri”, lo scoramento per il colpo di stato di Pinochet, la scelta di militare nel gruppo dei Cristiani per il socialismo, l’adesione al Manifesto, il martirio di Moro, il “teorema Calogero” con l’arresto di Toni Negri
Questi ultimi due eventi vissuti a distanza di meno di un anno, non si lasciano elaborare facilmente. La militanza libera e imperfetta si fa schiettamente dolorosa, come scrive Bambi: le vittime del terrorismo e il 7 aprile li avevo vissuti come un tumore, che anche se poi viene sconfitto lascia segni indelebili. No, Aldo Moro non doveva morire, Toni Negri non c’entrava niente, ed io stavo male per entrambi. È uno dei passaggi più densi del libro, sul piano politico, perché tiene insieme due nomi che il senso comune dell’epoca voleva assolutamente separati, rifiuta la gerarchia tra vittime legittime e illegittime. E disegna nitidamente la “condizione antifascista” come postura epistemica: la libertà di giudicare con la propria testa non si cede nemmeno quando il clima la rende scomoda. E la liberazione politica diventa una componente della liberazione cristiana.
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La libera e imperfetta militanza di Bambi paga un prezzo reale: il vestito politico “definitivo” non si trova mai – quando si crede di averlo trovato, si paga pegno – la casa resta sempre provvisoria, le rivoluzioni non avvengono (e in fin dei conti non sono neanche attese), tuttavia, custodisce qualcosa di prezioso e inviolabile: la capacità di giudicare con la propria testa, la tendenza a stare sempre “dalla parte del torto”. Che non è la posizione dell’insorgente, ma quella di chi – volendosi libero e sapendosi imperfetto – non si appaga del senso comune, e per questo non smette di imparare.